Il problema della censura nasce negli anni Settanta con l’arrivo di alcuni cartoni animati giapponesi come Goldrake e Jeeg Robot. Prima infatti venivano trasmessi in tv solo cartoni adatti ai bambini e i genitori di allora si erano convinti che il cartone animato fosse solo un prodotto per bambini. I prodotti giapponesi erano invece pensati per un pubblico più adulto, ma mentre i bambini hanno capito subito la differenza e li hanno presi come qualcosa di nuovo, gli adulti sono rimasti spiazzati e disorientati e da allora è nato il pregiudizio che i cartoni giapponesi non sono adatti ai bambini, sono violenti e diseducativi. La Rai era stata messa in serie difficoltà in quanto dei genitori erano addirittura arrivati ad incatenarsi ai cancelli e c’era stata anche un’interrogazione parlamentare riguardante la violenza di Goldrake, così l’emittente televisiva nazionale cancellò questi cartoni dai suoi palinsesti. Quando anni più tardi Mediaset decise di trasmetterli nuovamente, lo fece applicando la censura per evitare di correre gli stessi rischi. Noi abbiamo preso atto che la censura è un’autodifesa. Dunque per riuscire a convincere le emittenti televisive che la censura non è più necessaria, bisogna cambiare l’opinione pubblica. Una strada lunga e difficile, ma unica, perché fino a quando le emittenti sentiranno di doversi tutelare, effettueranno i loro tagli. Qualche passo avanti è già stato fatto. Ci sono stati giornalisti che hanno smesso di criticare duramente, senza averne nessuna conoscenza, i cartoni giapponesi.
martedì 8 febbraio 2011
lunedì 7 febbraio 2011
Un paradosso educativo.
Nasce quindi un'idea di censurare anche i cartoni animati.Ebbene si: per salvaguardare l' "incolumità" dei più piccoli c'è bisogno di questo.
Come?? non censurando i cartoni animati, ma informando i genitori del contenuto di essi come si fa con i film: ponendo il bollino rosso anche sui cartoni. Una soluzione paradossale, ma forse d'obbligo.
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